Three reasons why a literary piece gets censored – ‘In Praise of hatred’

29 May 2011 66 views No Comment Email This Post Email This Post Print This Post Print This Post

Repression in Syria
Tommaso Labranca, for Libero, May 12, 2011

Khaled Khalifa is a Syrian writer born in 1964. It took him thirteen years to write his novel In Praise of hatred, published in 2006. Welcomed with great interest not only in Arab countries, but also in the U.S., Khalifa’s novel, banned in Syria, continues to circulate only in its Lebanese edition.

The story takes place in a village near Aleppo, where Khalifa was born, during the popular uprisings of 1980 smothered with fierce repression by the then dictator Hafez al-Assad, subject of a failed assassination attempt. Khalifa describes the life of a young woman who having entered the world of religious extremism, is imprisoned for inciting violence against Christians and Alaouites. The reasons for censoring this book were the ways in which the writer gave a human face to the religious extremists, the harshness with which he described the oppression and, above all, the way in which he has explained violence against the Alaouites, religious group to which the family of al- Assad belongs. Khalifa was not new to censorship, already the literary magazine “Aleph”, which he founded years earlier, had been closed by an intervention of the authorities. Surprisingly, the writer analyzes lucidly and with no victimization the situation: “The ones who request that a book be censored are only a few bureaucrats. They do not represent the thinking upper levels of the government.”

Full Italian version below.

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La repressione in Siria

Casa Assad, l’assassinio è tradizione

Un romanzo censurato da Damasco racconta le stragi del padre di Bashar

Khaled Khalifa, scrittore siriano nato nel 1964, ha impiegato tredici anni per scrivere il suo romanzo Elogio dell’odio, pubblicato nel 2006. Accolto con molto interesse
non solo nei Paesi arabi, ma anche negli Stati Uniti, il romanzo di Khalifa fu proibito in Siriae continuò a circolare solo nell’edizione stampata a Beirut. La storia si svolge in un villaggio vicino ad Aleppo, in cui Khalifa è nato, durante le insurrezioni popolari del 1980 soffocate con feroci repressioni dall’allora raìs Hafez al-Assad, oggetto di un attentato fallito. Khalif asegue la vita di una giovane donna che, entrata nel mondo dell’estremismo religioso, viene imprigionata per aver incitato la
violenza contro i cristiani e gli ala uliti. Motivi della censura erano i modi in cui lo scrittore dava un volto umano agli estremisti religiosi, la crudezza con cui descriveva la repressione e, soprattutto, l’aver giustificato la violenza contro gli alauliti, gruppo religioso di cui fa parte la famiglia di al-Assad. Khalifa non era nuovo alla censura, già la rivista di letteratura “Aleph”, da lui fondata anni prima, era stata chiusa per intervento elle autorità. A sorpresa, lo scrittore analizza lucidamente e senza vittimismi la propria situazione: «A richiedere la censura sono solo alcuni burocrati più realisti del re e che non rappresentano il pensiero dei piani alti del governo». E invece di fuggire dalla Siria, Khaled è rimasto a Damasco, impegnato a favorire l’incontro tra autorità e artisti in nome della libertà di espressione. In realtà, pare che la censura fosse solo un atto formale, in quanto sono molte le testimonianza di persone che riuscirono ad acquistare senza problemi il romanzo nelle librerie di Damasco. EKhaled ha continuato a lavorare come sceneggiatore televisivo di fiction che rappresentano la vita di famiglie siriane sotto il pesante regime della famiglia al-Assad. La traduzione italiana del romanzo, che oltre alla storia della ragazza imprigionata presenta un reticolo di sottotrame e fa un complesso ricorso alla terminologia religiosa, esce in questi giornimm21,90 euro), proprio mentre in Siria si operano nuove feroci repressioni delle insurrezioni scoppiate sulla scia della “primavera islamica”. A capo del Paese non c’è più Hafez, ma il figlio di questi, Bashar, ma la musica non cambia. Di formazione occidentale, Bashar è salito controvoglia al potere nel 2000, promettendo riforme e maggiore libertà’ mai realizzate. Ambiguo come il padre, o forse solo incapace, Bashar ha offerto il suo appoggio a Saddam Hussein dopo che Hafez si era invece schierato con gli Stati Uniti dopo l’invasione irachena del Kuwait. Bashar trova la sua forza solo nell’ostinato odio verso Israele. Bashar è sposato a un’altra psuedoaraba, Asma, una fascinosa signora definita la concorrente mediorientale di Carla Bruni che pare abbia più scarpe di Imelda Marcos e più disprezzo per il popolo di Maria Antonietta. Un disinteresse condiviso anche dall’Occidente che preferisce concentrare obiettivi e bombe sulla Libia. In televisione Gheddafi è molto più folcloristico del discreto Bashar che pare invece così inoffensivo. Tanto che la stessa responsabile della politica estera europea, Catherine Ashton, ha annunciato ieri di voler stringere la morsa delle sanzioni sulla Siria, richieste a gran voce dalla Germania e dalla Francia e contrastate invece da altri Paesi della Ue. La Ashton non ha voluto specificare quali sono i Paesi contrari. Ma ha precisato che tra i tredici funzionari ritenu ti responsabili delle violente repressioni e per i quali vige il divieto di abbandonare la Sirianon ci sono Bashar e famiglia.Asma ne ha subito approfittato ed è partita immediatamente per Londra insieme ai figli e, si immagina’ a tutte le paia di scarpe che è riuscita a infilare in valigia

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